“La Miccia” Episodio 2:”Ofelia”.

Altro prequel de:”Un Piromane in Ferie” , narrano le vicende di un Giorgio più giovane, quello che è (o sarà) il piromane. Un’adolescenza ribelle, strana, pazzesca e solitaria, in una Torino di qualche anno fa, nel passato.

ATTENZIONE: si precisa che, come altri racconti del blog (poesie incluse), questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a luoghi, eventi, reali (varie ed eventuali) è puramente casuale.

Dato che nessuna delle persone descritte esiste realmente, e quindi non vive le sperienze descritte. (Ovviamente).

Puntata precetende qui: “Il Muretto

.

Ofelia

Del resto, quando sei giovane, credi davvero di essere immune, immortale, onnipotente.

Vai a farti le canne, vai a saltare da posti alti, pensando di sopravvivere. Tutto questo per quel briciolo di adrenalina, per avere sempre qualcosa nel sangue, come se non lo facessi non ti sentiresti vivo.

Tra l’altro erano tempi senz’altro da fare. Quella voglia di “ribellione” che ti scaldava il sangue, la vita… come se uno solo di noi potesse veramente cambiare il mondo, quando, – si sa -, è impossibile.

Mi piaceva lasciarmi andare, quasi come se potessi restare sospeso davvero per sempre in quella situazione, senza mai cadere, dondolando sul mondo.

Perché – cazzo -, era importante per noi. Perché sembrava davvero che il nostro futuro dipendesse solo da noi, prima di incontrare tutto e tutti quelli che ce l’avrebbero messa nel culo, quando noi credevamo in loro.

Volevo buttarmi giù da quel precipizio, ma non sapevo che fine avrei fatto.

Eppure ci pensi ogni tanto, no? Ci pensi a quello che accadrebbe se ti lasciassi andare davvero.

Sì, probabilmente morirei, ma…

Che razza di discorsi strani mi venivano in mente, quando fumavo.

Almeno, non inventavo cazzate. Pensavo davvero al mio futuro, ma il mio presente era abbastanza sgangherato di suo.

La prima ad arrivare, fu Ofelia poco tempo dopo.

Quella ragazzina pallida, con gli occhi tinti di blu sembrava sempre agitata, sempre in fuga da … qualcosa. Ma la verità era che l’unica persona dalla quale stava scappando era lei stessa.

Fumava una sigaretta in preda all’ansia. Quel giorno aveva un berretto di lana e una felpona nera.

Avevo spesso pensato quanto fosse carina, naturale, così, senza filtri e trucchi… però credevo che se un giorno avesse smesso di vivere quella vita, avrebbe avuto una bellezza diversa.

Mi salutò con un bacio sulla bocca, era strano, ma era il suo modo di fare, anche se non stavamo insieme, dava baci a stampo a tutte e tutti, praticamente.

Ma era una che era difficile da capire, tranne per chi l’amava o le voleva bene davvero, ed io e lei eravamo molto legati.

Forse un giorno ci saremmo trovati nudi da qualche parte, senza vergognarci, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

E pensavo che quel momento sarebbe arrivato molto presto.

  • Come stai? – Mi domandò.
  • A me questo periodo mi fa schifo, Ofì.
  • Natale?
  • Dicembre è un cazzo di purgatorio…

Si sedette sul muretto, a gambe incrociate, ed io insieme a lei.

Guardai il suo piercing sul naso, che si muoveva spesso, sembrava darle fastidio, oppure era uno dei diversi tic che aveva. Sempre nervosa, ma piena di vita.

  • Ti capisco, Giò. Io me ne vorrei andare via…
  • Bastasse quello sarebbe perfetto.
  • Già, porca troia. E gli altri dove sono?
  • Ancora non sono arrivati.
  • Io non ce la faccio più, dopo questa sigaretta facciamoci una cannetta. – Mi disse, guardandomi negli occhi. La guardai anche io, con quegli occhi grandi, nocciola.

Ormai c’era un tipo di tensione tra di noi, forse volevamo scoparci da qualche parte.

Io non facevo nulla, però, per farlo succedere. Pensavo che sarebbe stata lei a prendermi, prima o poi.

Forse la verità è che non avevo tanta voglia di capirla, di capire le donne. Mi lasciavo trascinare da loro, più che cercarle io… e poi, al tempo non avevo molta testa per loro, per l’amore o qualsiasi altra cosa c’era con lei.

Mi sembrava così piccola e fragile. Avrei voluto portarla in braccio, salvandola da qualsiasi cosa stesse scappando.

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