“Un Nuovo Mondo” – Parte 17 “Un ultimo brindisi” (Fine dell’anno)

Parte 16: qui

Era giunta la sera della viglia di capodanno, la gente era tutta in festa, nella città molti si vedevano, c’era spensieratezza, speranza, aspettativa per l’anno nuovo.

L’eracolatore, aveva un altro tipo di pensiero: voleva che l’anno nuovo, fosse letteralmente la rampa di lancio verso tutto quello che DOVEVA esserlo.

Un nuovo sé stesso, una nuova vita, un nuovo mondo.

Ripartendo da tutte quelle cose che lo facevano stare bene, e abbandonando quelle che facevano male, e anche le persone, e le situazioni.

Non voleva “sistemare” proprio niente e nessuno, voleva solo andarsene, voleva solo costruite. Nella vita non si devono “risolvere problemi”, ma si deve, bensì, trovare il modo in cui essere felici.

Nevicava, leggermente in città, l’uomo decise comunque di uscire, nonostante la neve, non sembrava facesse troppo freddo: era leggera, fine, quasi calda.

La città era piena di gente, qualcuno rideva, qualcuno correva, e in qualche modo il giovane sentiva un po’ di nostalgia, per qualcosa che non provava da tempo. Era forse la speranza e l’aspettativa di un nuovo anno? Da quanto tempo, ormai, sembrava che tutto fosse sempre uguale?

Ad un certo punto, sentì cantare. Degli uomini, in strada suonavano una splendida melodia:

“Of all the money that e’er I had

I spent it in good company

And all the harm I’ve ever done

Alas it was to none but me…”

Si avvicinò, vide un gruppo di uomini vestiti eleganti, che cantavano allegramente quella canzone, in cui lui si rispecchiava profondamente, era proprio quella la sensazione che provava, in quella fine dell’anno.

Un bicchiere d’addio, ma qualcosa di dolce, non di drastico, qualcosa come quella neve, leggera.

Qualcosa che esisteva e si sapeva già da tempo che sarebbe arrivata.

Il giovane uomo sapeva una cosa, che ogni rinascita, ha bisogno comunque di una “morte”, ed egli la guardava in faccia, infatti sapeva che il suo vecchio sé stesso, stava diventando cibo per i vermi.

“So fill to me the parting glass

And drink a health whate’er befall,

And gently rise and softly call

Good night and joy be to you all”

Sentiva che qualcosa stava finendo, e che quella canzone era la cosa più adatta per dirgli addio.

Certamente, molta gente l’aveva deluso, si sentiva ancora perso, e con la voglia di andare via, e nonostante tutta la rabbia, nonostante tutto l’odio, nonostante non era mai riuscito a risolvere alcune cose, a far restare qualcuno con sé, e… a non cambiare alcune cose, a non farsi capire, ascoltare… In fin dei conti era comunque grato e contento.

Si vede che quei momenti piacevoli passati con quelle persone, erano gli unici della sua vita, non ci sarebbe stata una seconda possibilità, e sospirava con amara e nostalgica rassegnazione.

“Of all the comrades that e’er I had

They’re sorry for my going away

And all the sweethearts that e’er I had

They’d wish me one more day to stay

But since it falls unto my lot

That I should rise and you should not

I gently rise and softly call

Good night and joy be to you all”

L’eracolatore, allora, prese un bicchiere di vino, che veniva dato ad una bancarella, e mentre li ascoltava, lo sollevò verso quel gruppo.

E loro, fecero lo stesso con i loro boccali di birra, mentre continuavano a suonare.

Lo invitarono a stare con loro, e si misero a cantare, bere e suonare insieme…

La tristezza sembrava finalmente andarsene, pian piano, dall’uomo, che aveva, in fondo, preso la decisione in fondo al cuore, su cosa e chi doveva essere nel nuovo anno.

“A man may drink and not be drunk

A man may fight and not be slain

A man may court a pretty girl

And perhaps be welcomed back again

But since it has so ought to be

By a time to rise and a time to fall

Come fill to me the parting glass

Good night and joy be with you all

Good night and joy be with you all”

.

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