“La Miccia” Puntata 5:”Birre in Lattina”.

Altro prequel de:”Un Piromane in Ferie” , narrano le vicende di un Giorgio più giovane, quello che è (o sarà) il piromane. Un’adolescenza ribelle, strana, pazzesca e solitaria, in una Torino di qualche anno fa, nel passato.

ATTENZIONE: si precisa che, come altri racconti del blog (poesie incluse), questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a luoghi, eventi, reali (varie ed eventuali) è puramente casuale.

Dato che nessuna delle persone descritte esiste realmente, e quindi non vive le sperienze descritte. (Ovviamente).

Puntata precedente: ” Il Rifugio

(Siamo sempre nel capitolo: ” Il Muretto

Dalla settimana prossima, questo romanzo sarà spostato al venerdì!

“Birre in Lattina”

Ci guardammo in giro: non sapevo dove avesse preso tutti quei mobili, se li aveva trovati in qualche spazzatura, oppure li avesse direttamente rubati, da casa sua, o di altri. Ma aveva sistemato le cose proprio come se fosse una casa vera e propria.

Addirittura si era messa a sistemare, rinfrescando i muri, cambiando i colori, e ridando vita a quel posto.

In alcuni muri aveva fatto dei veri e propri graffiti, bellissimi, a dire il vero.

Ricordo che in una stanza aveva disegnato un uomo e una donna, che si abbracciavano, nudi, baciandosi sul collo a vicenda.

  • Ma come fai per la luce? – Le domandò Rebecca.
  • Mah, stavi pensando di prendere dei generatori… oppure candele, come i vecchi tempi.
  • Quali?
  • Mah, quelli prima di Edison! – Rispose Ofelia, mettendosi a ridere allegramente.

In fondo, anche se sembrava che stesse male, in realtà, a me sembrava stare benissimo. Era libera, era in pace con sé stessa, anche se non faceva altro che scappare dal male che giaceva in fondo al suo cuore.

Però a me piaceva così, mi trasmetteva la libertà che era sempre lì, un passo più in là.

Feci un giro, era arrivato il tramonto, nel frattempo. La luce stava cominciando a svanire, il pensiero mi spaventò un po’, in quel posto, qualcosa di pericoloso poteva accadere.

Stranamente, però, mi faceva anche un bell’effetto rilassante, mentre guardavo la luce del sole, lentamente salutarci. Vidi fuori da una finestra che Ofelia aveva parzialmente riparato, l’erba che si muoveva piano, mossa dal vento.

E guardai Torino, che si ergeva come un freddo e silenzioso tiranno di cemento armato. Sembrava guardarci e giudicarci.

In quella stanza non c’era nulla, era vuota, c’erano solo le bombolette e i pennelli di Ofelia.

Mi raggiunse Rebecca:

  • Giorgio, ma ti rendi conto?
  • Sì, Reb. Penso però che sia meglio così…
  • Ma che dici? Non sarebbe meglio se… non so. La prendiamo in casa nostra?
  • Non credo che qualcuno di noi se lo possa permettere, giusto? – La guardai severamente. Sapevo che non poteva replicare. – E poi, sono sicuro che lei stia benissimo così.
  • Perché?
  • Ma come, Rebi mia? – Le dissi, dandole un bacio sulla fronte, e abbracciandola un po’. Un tale gesto d’affetto non lo offrivo a nessuno. Quelle persone erano realmente fratelli e sorelle. – Perché così è libera per davvero.

Ricordo che si mise lentamente a piangere, e mi stringeva. Mi si sciolse il cuore, mentre i deboli raggi della luce del sole ci colpivano.

Nel frattempo, Carlo offriva idee di come cambiare quel posto, e dare una mano ad Ofelia, invece che tentare di fermarla.

Franco prendeva delle birre in lattina dallo zaino, e squagliava del fumo, ridendo spontaneamente.

Inutile negarlo, quel posto invece di spaventarci, ci eccitava. Avevamo uno spazio occupato, dove potevamo fare quello che ci pareva.

Ehi, ma ti ricordi di come era prima?

Ho uno zaino di birre in lattina

Quanto ci è costato stare in prima linea

Io ho uno zaino di birre in lattina

Tu con un asciugamano a riva

Io con uno zaino di birre in lattina

Il mondo sulle spalle mentre ci colpiva

Ehi, ho uno zaino di birre in lattina

… Continua venerdì! Buon a domenica e buona settimana.

Ci saranno novità, in questo blog!

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