Politicamente Corretto.

Il mondo di oggi è legato da principi abbastanza volanti, fragili, che sembrano voler entrare per forza nella nostra vita, nelle nostre case, e testa.

Il “politicamente corretto”, non lo è poi più di tanto. Sembra proprio che sia un modo per conformare la mentalità delle persone, su una sola linea, spesso ignorando le idee altrui. Si ha così tanto timore che qualcuno “si possa offendere”, che la maggior parte del tempo, sembra che si debba stare solo zitti.

È come se fosse una tacita dittatura della terminologia e del comportamento, che, (secondo me), sta diventando così esagerata da far diventare il mondo ancora più falso ed ovattato, come se volessi vivere in una bolla, in cui sembra che vada sempre tutto bene, in cui veniamo coccolati ed ascoltati.

Peccato che il mondo, sia ben diverso.

E non solo: mi sembra quasi necessario sottolineare il fatto che questo finto perbenismo, finta moralità, finta volontà di migliorare, siano destinati solo ad un “target” di persone specifico, e non a tutto/tutti.

Perché ci si può sentire tranquilli quando si trattano in modo (forse anche fin troppo) buono ad esempio, gli immigrati, ma poi ci si comporta male con chi non lo è? Allora sei un’ipocrita, e mi sembra che tu faccia in questo modo solo per pulirti la coscienza che non hai.

Allora è vero che tu ci tieni a quella comunità? O la verità è che lo si fa per moda?

E poi mi fa ridere la gente che pretende rispetto e onestà, e poi se sbagli si può permettere di definirti con epiteti ben poco belli tipo:”ritardato, handicappato”, che più che offendere me( mi è capitato di essere definito in questo modo), possono ferire chi davvero soffre di qualche disabilità.

E lo so che chi usa questi epiteti nei confronti di chi (IN TEORIA), dovrebbe essere suo amico non lo pensa davvero, ma allora perché usarli? Che giustificazione c’è?
Posso definirmi vittima, senza farla, perché ho ricevuto tali trattamenti, come se fossi veramente molto meno di ciò che sono, svalutato all’inverosimile.

E allora, io non capisco una cosa: perché si può essere tolleranti verso certe categorie di persone, mentre magari una persona come me, può essere definita in questo modo per errori di distrazione, e non per vere e proprie difficoltà mentali? Non penso di meritarlo.

Perché io posso subire tali maltrattamenti e denigrazioni e chi mi definisce in questo modo deve passarla liscia, con la scusa di “è fatto così”, e/o “scherza”?

Insomma, quando offendono qualcuno di “diverso”, sono tutti pronti a difendere, ma se succede a qualcuno di più “normale”, sono sempre tutti girati.

E poi, questo modo eccessivo di mostrarsi “paladini della giustizia”, è veramente così falso. Prendiamo ad esempio sempre chi ha un colore della pelle diverso come esempio: chi si dichiara antirazzista, mi sembra che li consideri sempre qualcosa di diverso da esseri umani, sembra considerarli “superiori”, eccedendo nel buonismo. A mio modesto parere, anche questa è forma di razzismo, “al contrario”.

In ogni modo, in ogni caso, non si considera MAI un’altra PERSONA un nostro pari, ma si possiede, sempre e comunque un “freno a mano tirato”, una falsità, una considerazione dell’altro diversa dalla realtà.

Il modo migliore per vivere e convivere, sarebbe far incontrare le culture, senza forzare però nulla. Quando io vedo ed incontro persone di colore, non penso mai nulla di particolare. Sono forse uno dei pochi al mondo, (o in Italia), che quando li vedo o no, mi è indifferente.

Mi è capitato di fare conoscenza/una sorta di amicizia con alcuni di loro, e ho comunicato con loro, così come ho sempre fatto con tutti.

A Bologna avevo un amico/conoscente di colore, che conosce benissimo l’Italiano, era proprio nati e cresciuto là, persona parecchio intelligente, e come ho detto sopra, c’ho sempre parlato così come parlavo con altri amici.

Mi reputo più antirazzista io, senza doverlo urlare, dichiarare, sbandierarlo, rispetto a chi rompe i coglioni tutto il giorno sui social.

Nella vita ho imparato che chi davvero fa, chi davvero aiuta, lo fa, senza parlare, senza dirlo. Lo fa, come un lavoratore umile, serio, e onesto, che compie il suo dovere in modo impeccabile.

Persone che aiutano davvero chi ne ha bisogno, senza doversene vantare.

E poi, non riesco proprio a capire perché una persona appartenente a un sesso o razza di un uomo normale, debba essere esente da colpe, o sentirsi tale, solo in quanto donna, e sentirsi di poter essere offensiva e irrispettosa quanto gli pare.

A me sembra di non ricevere la stessa tolleranza o tutela di molti. Sembra che il mio modo di vivere e di pensare venga calpestato da altri senza tanti problemi.

Capite dunque, che siamo in un’epoca in cui si predica bene ma si razzola malissimo? Come posso considerare vero un qualsiasi principio che viene discusso se poi vedo che viene applicato il suo contrario?

C’è veramente anche troppa retorica, e poca voglia di aprirsi ad un vero dialogo. Tutto “deve” essere solo in un modo per essere accettato dalla società, se provi a pensarla in maniera diversa, sei fuori.

Nella vita, ho imparato anche che in una lite, o comunque in ogni circostanza spiacevole, di contrasto, la “colpa” non è mai di una persona sola.

Non si può esimere da responsabilità una persona, che può trattare male l’altro, solo in quanto donna, o appratente ad un’altra categoria. E se qualcuno di dice che non è così, ho capito che è inutile parlarne.

Che molte persone, possono anche essere intelligenti, ma saranno sempre limitate mentalmente.

La mia utopia: il mondo e l’umanità capace di scindere le differenze, considerando l’altro come un proprio pari, e non come “diverso”, come “inferiore” o “superiore”.

Certe cose stanno rovinando il mondo, e non lo stanno salvando.

(il discorso si approfondisce nel podcast di oggi, alle 18.00):

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