Piedistallo.

Il seguito di un “Piromane in Ferie” – Puntata precedente

Ammetto che essermi lasciato con la mia ragazza mi fece cadere in una simil-depressione: per sfogarmi decisi di scrivere, al computer, tutte le esperienze che avevamo passato, iniziai a scrivere un romanzo che intitolai: ”Un Piromane in Ferie”.

Iniziai a lasciarmi andare, a parlare di lei con amici, ma forse esagerai, forse in quegli sfoghi continui, persi la lucidità, non ero capace di razionalizzare, ero preso dalle emozioni.

E sbagliai a parlare con qualcuno e a farlo in un modo, senza calcolare che ero in una città in cui le voci giravano, in cui qualcosa che dicevo, qualcun altro poteva usarlo contro di me.

Le donne a volte, sono strane creature, tu ti comporti in un modo, e loro fondono la tua persona e carattere in base a come si sono sentite loro, ma è una cosa, che in fondo, accomuna tutti gli esseri umani.

Ma i n quel momento lo pensai di lei, dato che sembrava comportarsi esattamente come una mia ex.

Con il passare del tempo ormai, l’ho capito: siamo tutti schiavi della personalità di dui andiamo tanto fieri, in fondo; la stessa che comunque viene contaminata o guidata da tutto ciò che ci circonda.

Mentre io cercavo risposte nelle vite degli altri, (quindi nel posto più sbagliato in cui trovarle), persi il contatto con Supermarco.

Ero preso da studi universitari, e nel giro di qualche mese capii che cominciavo a diventare difficile, e insopportabile, e quindi mi isolai, in casa, al di fuori del mondo, che era sempre più difficile da gestire.

Litigai con chi credevo “amico”, e questo, mescolandosi alla sofferenza della separazione da lei mi fece peggiorare, insieme ad alcune storie e voci: cominciai a capire che qualcuno stava provando a manipolarmi, forse qualcuno che ci voleva stare insieme dopo che io mi ero “tolto dai giochi”.

O forse, se la volevano solo scopare.

Perché vi sto dicendo tutto questo, vi chiederete? Perché purtroppo, in questa mia inutile fuga, persi il contatto con il nostro detective, e non ho potuto vedere il suo dolore, o quello di altri.

A volte siamo così, senza nemmeno renderci conto, è la vita, no?

In fondo chi sono io? Mi domando spesso se valga la pena pensarci così tanto a quello che mi succede, sono l’unico coglione che cerca di dare un senso, di ricomporre i pezzi rotti del mio cuore, per fare un puzzle, dando una forma diversa a ciò che era.

Sono l’unico coglione, o uno dei pochi, che riflette, che si ritrova costretto a farlo per capire dove ha sbagliato, tentando di migliorarsi.

Al di fuori di me, molta gente si mette su un piedistallo invece, giudicando dall’alto…ma di cosa? Nessuno è un dio, nessuno è al di sopra dell’altro.

E … anche se non mi sarà facile ammetterlo, avevo idealizzato anche io. Ma so che il mio cuore era sincero, il mio amore lo era, non avevo bisogno d’altro.

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4 commenti

  1. quanta verità… quanto coraggio… ci sono in queste parole…
    io… non ci riuscirei a scriverle…
    un po’ ti capisco… anche io… mi sento un po’ cogliona… per come sono… per quello che penso… perchè cerco di essere me stessa…

    Piace a 1 persona

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