Quello che penso io.

Mi dispiace davvero per ogni cosa, per ogni male involontario che ho compiuto, per aver fatto pensate che fossi qualcosa che non sono, per aver fatto azioni che hanno fatto pensare che io fossi qualcosa in cui non mi riconosco.

 Non voglio più pensare al passato, voglio liberarmi di molte cose, voglio cominciare a pensare come stare bene, perché ahimè, tante volte, quello che cerco e voglio non c’è mai.

In fondo, chi mi impone, questo “dovere” di migliorarmi? Sono solo io che mi do questo peso, questa ambizione? Potrei davvero fare come gli altri e fregarmene, continuare ad essere in un modo, senza mai limare nulla.

Dato che mi sembra di essere l’unico coglione che vuole farlo, l’unico coglione che chiede scusa, l’unico che riconosce i torti, ma nessuno mi dice mai: “Scusa, hai ragione. Ho esagerato”.

Forse sono davvero un gran deficiente a voler concedere tutto questo, a diventare accondiscendete per scacciare le paranoie, per smettere anche di pensare a tutto questo.

Pensando: “è solo un momento, passerà. Se continuo a dargli corda, continuerà a girarmi dentro. Sopporta. Passerà.”

Sta diventando difficile mangiare questi bocconi amari, senza mai poter dire quello che vorrei, perché le persone a volte sono pesanti, specialmente quando si impuntano.

A volte vedo proprio che si attaccano a voler ragione, vogliono questa ragione, ci si aggrappano con forza.

Ormai, sapete, ho imparato che avere ragione o torto, non serve proprio a niente. Le cose non cambiano, le persone non tornano.

E poi, è sempre tutto così soggettivo; ogni cosa va sempre contestualizzata. Se ci pensi, capisci che tutti hanno torto e ragione allo stesso tempo. È una stupida gara in cui non vince mai nessuno.

Non esiste una ragione oggettiva, insomma. Solo quando si dice appunto che appartiene tutto ad entrambe le parti e non una sola. È tutto su una bilancia.

Cosa cambia, in fondo? Se ammetto di avere torto al 100% e dicessi:

“Ciao, scusami per tutto, ho torto marcio.” Le persone che voglio che mi perdonino, lo faranno? No.

Torneranno a braccia aperte? No.

A che cazzo serve avere ragione? Solo a farci credere momentaneamente che abbiamo un vantaggio sulle altre persone. Breve illusione.

Ma sono sempre io il coglione che se la prende in quel posto per continuare a tenerci agli altri e quando capisci che sono troppo testardi, smette di voler essere ascoltato e rimane a parlare da solo, almeno, io riesco ad ascoltarmi.

La gente, le altre persone, tutti, sono veramente difficili da sopportare. Ed è veramente difficile sopportare ed avere pazienza per tutto.

Vorrei dire: non siete mica voi i soli a soffrire. Quello che mi dite, mi fa stare male, e alla lunga, fa in modo che io voglia stare senza di voi.

A volte esaurisco la pazienza, a volte, il peso sul cuore diventa troppo. Voglio essere solo lasciato in pace.

Certe situazioni mi appesantiscono e non vedo sempre preoccuparsi gli altri di come sto io.

E dire che mi dicono che sono io un grande egoista… forse più che egoista mi piacerebbe vedere qualcuno preoccuparsi per me come io per loro.

Ah già, sono un egoista.

Alla fine, mi domando cosa penso io? Quando me lo chiedo, capisco che molte di quelle che gli altri definiscono “paranoie”, ma di fatto, sono preoccupazioni, nascono proprio perché mi spavento.

Mi preoccupo per le altre persone, e penso a cosa fare per aiutarle, per aiutarmi, per stare bene tutti insieme.

Quando mi litigai con voi, Stè (e scusa se scrivo sto mezzo nome, ma sai… non credo ormai importi più) mi stavo preoccupando che qualcosa di negativo stava accadendo e potesse accadere. Mi ero spaventato e preoccupato.

Non avrei dovuto pensarci troppo, ma se possibile, provate a mettervi nei miei panni: come avreste reagito voi, se vi avessero detto tutte quelle cose?

Io tutte queste cose, tutti questi pesi addosso, tutti questi epiteti, non li volevo: “egoista, paranoico, razionale, irrazionale, maniaco, stalker, stupratore. Le cose sarebbero andate avanti, no, non puoi”. Mica le volevo.

Mi sono chiesto cosa volessi io, e sapete, Ste e co? Era molto semplice: volevo solo continuare la nostra trasmissione, la nostra amicizia, perché a me veramente bastava quello per stare bene. Mi rendeva contento, felice passare tempo con lei, con loro.

Davvero, ero felice anche così, senza pretendere qualcosa in più. Ed era così che avrei voluto si risolvesse la cosa.

Ho cominciato a scrivere, perché era l’unica cosa che mi fosse rimasta. Nessun amico è stato mai capace di aiutarmi quanto me stesso, quanto scrivere.

Mi preoccupo, ma mai a qualcuno voglio fare del male: anzi, è proprio preoccupandomi che gli voglio bene.

Cosa volevo? Continuare a coltivare un’amicizia, senza pretese. Ridere e scherzare insieme.

E lo voglio ancora… nonostante dicano che non mi meritate.  Forse hanno ragione, ma a me non importa.

E sto anche imparando che poco importa se perdoni o meno: perdona, non dimenticare, ma vai comunque avanti, e continua a voler bene, perché sai che non sei capace di fare altro.

Credetemi, ero felice così. Non so se a qualcuno dia fastidio quando gli altri son felici, io sono contento per gli altri.

Li invidio perché vorrei esserlo anche io, ma non vado a sabotargli la loro.

Sono insopportabile, siete insopportabili. Così è la vita, ma non si smette di amare e di vivere.

Perdonatemi per gli errori passati, presenti e futuri, sappiate che continuerò a sbagliare, a essere umano.

Forse sono un diavolo, chi lo sa?

Vivete felici, vivete in pace.

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